Traduttore – Come Diventare, Cosa fa e Quanto Guadagna

Mi sono ricordata poco fa, di quella volta in cui abbiamo parlato dell’Etologo e siamo finiti a chiederci che professione avremmo voluto fare da grandi. Bene, io fino ad alcuni anni fa, quando ancora frequentavo i corsi di laurea in lingue, pensavo di voler fare la traduttrice.

La laurea l’ho presa. Ma il percorso lavorativo, in qualche modo, mi ha portato da tutt’altra parte. Non nascondo che la voglia sia riaffiorata nell’ultimo periodo; il picco massimo l’ho registrato stamattina, leggendo un articolo che riguardava l’argomento traduzione: lo stavo abbandonando perché troppo prolisso nelle battute iniziali, alla fine si è rivelato essere di buono spunto.

L’articolo in questione, spiegava in maniera approfondita e per nulla pedante gli aspetti tipici e quasi mai raccontati della vita di un traduttore, soffermandosi su diverse sfaccettature. Quindi ora, mentre controllo se questa adrenalina passa, vi racconto cosa fa, quanto guadagna un traduttore e come ci si diventa.

Chi è il traduttore?

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Il traduttore è quella persona che si dedica alla traduzione di un testo scritto, da una lingua di partenza ad un’altra di arrivo. Svolge un ruolo di vero e proprio intermediario della comunicazione scritta tra persone, aziende e altri soggetti che utilizzano idiomi differenti.

Una domanda che sento fare spesso, il traduttore è un interprete? No.

Il traduttore si può dire sia un interprete in senso lato, dal momento che prima di tradurre un testo, lo legge, ne capisce il contenuto e mentre si approccia alla traduzione, si preoccupa di centrare il sotto testo e contesto in cui dovrà operare:

  • Che materiale sto trattando? (Una mail, una lettera scarlatta, un invito alla  partecipazione ad un congresso)
  • La mia traduzione è fedele al testo di partenza?
  • Se sto traducendo un particolare tipo di articolo, sto mantenendo lo stile descritto?
  • Trasportando il significato di quella parola, rimango nel contesto giusto?
  • Traduco la lettera di un amico: riesco a mantenere lo slang odierno o pare che, nella corrispondenza, uno dei due viva in epoca medievale con tanto di servitore al suo fianco?

Quindi in questo caso, il traduttore interpreta sì, nel senso che capisce il significato letterale e intuisce il tipo di traduzione che andrà a fare.

Ma in senso strettamente lavorativo, traduttore is not interprete. Vediamo perché.

Traduttore:

Lavora con un testo scritto e produce di suo pugno una traduzione; quindi, parliamo di forma scritta. Traduce i testi più disparati, siano questi documenti ufficiali, articoli di testate giornalistiche, pubblicità o ricette di medicinali.

Interprete:

Opera sulla traduzione orale e solitamente  istantanea, da una lingua iniziale ad una finale. Nella maggior parte dei casi traduce dalla lingua straniera alla sua lingua di origine, in pochi casi invece capita la combinazione inversa.

Esistono due tipi di interpretariato: quello simultaneo e quello consecutivo.

Cosa fa un traduttore?

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Il traduttore è un esperto di lingue straniere, che trasporta significati da una lingua all’altra e per farlo converte non solo il termine da una lingua all’altra, ma anche da una cultura ad un’altra, da un contesto sociale ad un altro, insomma, non si limita ad una trascrizione di tipo meccanico.

Nel far questo, il traduttore esprime tutto il suo talento e la sua bravura ma anche le sue conoscenze, la sua etica, la sua onestà nel produrre un materiale obiettivo (in tono referenziale) e soprattutto senza aggiungere nulla di suo, rispettando per quanto possibile il testo originale.

Questa figura professionale può trovarsi a dover maneggiare materiali di qualsiasi tipo: può dover tradurre saggi, articoli di giornale, recensioni di testi, materiali di narrativa, comunicati stampa, testi pubblicitari, testi di natura scientifica ecc. Come vedremo più avanti, ci sono diverse specializzazioni e diversi settori su cui puntare nel campo della traduzione.

Torniamo a noi e sezioniamo in alcuni punti il modus operandi del traduttore:

  • Prende in esame il testo e ne comprende contenuto, stile di scrittura e forma. Fatto questo, lo traduce in modo che tutti i passaggi siano riconoscibili anche nella lingua d’arrivo.
  • Seleziona accuratamente vocaboli e termini tecnici, rispettando regole sintattiche e di grammatica, mantenendo intatta la struttura, ma anche tono e stile del testo da “codificare”.
  • Dedica particolare attenzione a trasmettere (nel modo più accurato possibile) i riferimenti culturali specifici, comprese le espressioni idiomatiche e colloquiali che non hanno una corrispondenza esatta tra le due lingue.

Poniamo il caso che una persona di madrelingua italiana voglia proporsi come traduttore italiano- inglese. Innanzitutto un traduttore professionista traduce esclusivamente verso la propria lingua madre, quindi in questo caso l’italiano.

Poi: padroneggiare la propria lingua significa anche sapere di punteggiatura, sintassi e lessico a livelli abbastanza alti (quindi, per qualsiasi dubbio, dizionario italiano alla mano!)

Mansioni e compiti del traduttore

Quali sono i compiti effettivi di un traduttore?

Tradurre il testo da una lingua A ad una B, conservando significato (anche di particolari espressioni idiomatiche), riferimenti culturali e altre sottili sfumature. Questo lo abbiamo sottolineato più volte, cos’altro?

    • Occuparsi della revisione finale del testo, accertandosi che non contenga errori

 • Curare l’editing (tutte quelle operazioni che servono a controllare correttezza sintattica e coerenza a più  livelli di un testo, in vista della sua pubblicazione)

    • Rispettare le scadenze di consegna delle traduzioni ( altro elemento fondamentale)

Competenze e requisiti di un traduttore

    • Eccellente padronanza della lingua da tradurre e della lingua nativa

    • Ottima conoscenza della cultura nazionale della lingua B o dell’area linguistica della lingua B.

    • Ferrata cultura generale

    • Conoscenza delle tecniche di traduzione e dei CAT tools (strumenti di traduzione assistita)

    • Forte predisposizione per le doti comunicative

    • Precisione ed ordine nel modo di lavorare

    • Puntualità e buona organizzazione del proprio lavoro

    • Flessibilità lavorativa a più livelli: significa anche non rimanere chiusi nel proprio orticello ma aprire la mente a nuove possibilità di traduzione.

Come diventare traduttore?

traduttore

A dirla tutta, una volta data per certa la padronanza della lingua (o delle lingue in caso se ne adoperino più d’una per tradurre) non ci sono altri requisiti indispensabili per lavorare con le lingue in questo ambito: certamente un titolo di laurea in Scienze linguistiche è molto apprezzato. Bastano allora livelli madrelingua o livelli C2 in almeno due lingue per poter fare il traduttore? Certamente no!

Per poter tradurre in modo professionale sono importanti anche la conoscenza degli strumenti di traduzione: glossari, database e software per la traduzione assistita (i CAT tools sopra citati). A questi si aggiungono competenze informatiche, per lavorare con diversi programmi (elaboratori di testo, programmi informatici, posta elettronica), utili a svolgere l’ attività di traduzione al computer e/o gestire il lavoro da remoto.

Sbocchi professionali per traduttori

Abbiamo detto, qualche paragrafo fa, che sono diversi i settori su cui puntare e specializzarsi per lavorare nel campo della traduzione. In realtà il lavoro di traduttore si divide in due macro gruppi: quello del Traduttore tecnico e quello del Traduttore editoriale.

Queste due realtà richiedono un percorso di formazione differente l’uno dall’altro così come è diverso il proprio metodo di lavoro, la clientela, la tipologia di lavori commissionati e anche tutta la parte di inquadramento professionale ed economico.

Oltre a queste due macro categorie, troviamo altri piccoli sottogruppi di ciascuno, come il traduttore audiovisivo per la categoria traduttori tecnici e il traduttore di testi per l’infanzia per il gruppo di traduttori editoriali.

  • Traduttore editoriale collabora con una o più case editrici per la traduzione di manuali e testi scritti di ogni genere: dal romanzo alle riviste, dai fumetti alle brochure aziendali.

   • Traduttore tecnico traduce testi più specifici e settoriali, può lavorare per testate scientifiche ma anche tradurre testi tecnici di prodotti di commercio, per le imprese e le aziende.

    • Traduttore web si occupa di editoria digitale, in particolare traduzione per siti internet e contenuti da pubblicare in rete.

    • Traduttore specializzato in traduzioni giurate o asseverate, è quello che si concentra su traduzione di testi e documenti con valore legale (ad esempio certificati, diplomi, patenti, contratti ecc.)

    • Traduttore audiovisivo o cinetelevisivo (sottotitolatore) traduce prodotti audiovisivi, documentari, film e serie televisive. Pensate ai collaboratori della National Geographic per tutti i documentari sugli animali, che tutti, almeno una volta abbiamo visto.

Quanto guadagna un traduttore?

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In questo caso, prima ancora di parlare di esperienza maturata o meno, la grande scrematura è quella tra traduttore freelance e traduttore dipendente.

Il traduttore dipendente ha margini abbastanza fissi, mentre per il traduttore free lance il ragionamento è un po’ diverso. Vediamo insieme

Lavoratore dipendente (o In-House)

Tipico caso in cui l’unico cliente è il datore di lavoro. Ponendo il caso che i rapporti siano dei più idilliaci, ricordiamo che è lui/lei a decidere per il proprio lavoratore

    • gli orari

    • i giorni lavorativi

    • lo stipendio

    • l’ambiente lavorativo (non solo l’ufficio al terzo o primo piano, ma anche i colleghi con cui dividerà ambiente e mansioni)

    • la mole di lavoro giornaliera

Vantaggi: stipendio fisso mensile, elementi pensionistici al sicuro, così come i contributi previdenziali, diritto a ferie/ permessi retribuiti e via discorrendo. Per i più team-working addicted, tutto l’aspetto del lavoro di squadra e di alchimia reciproca.

Svantaggi: sostanzialmente, tutto ciò che è sicuro in questo caso è, più che limitato (detto così sembrava brutto) già definito, quindi: guadagni, possibilità di crescita e miglioramento, lavoro ben variegato (salvo rari casi). Non è il lavoratore a scegliere su cosa focalizzarsi e in quali settori specializzarsi. La pappa pronta è calda ma si ha solo quell’opzione. Altrimenti, saltare dalla finestra.

Lavoratore autonomo

Tendenzialmente i clienti li decide lui/lei, alcune volte addirittura li trova grazie al passaparola, se qualcuno è stato piacevolmente colpito dal suo lavoro.

Vantaggi: è responsabile di se stesso sotto ogni punto di vista: orari, calendario, guadagno, dove lavora, come si organizza ma anche come gestisce la sua continua formazione (requisito molto importante per continuare a produrre dell’ottimo materiale).

Svantaggi: gli stessi elementi visti in chiave di responsabilità costante. Se non troviamo la pappa pronta, dobbiamo assicurarci costantemente di avere qualcosa da mangiare. La varietà nel menù è comunque molto allettante.

I guadagni di chi lavora nel campo della traduzione possono variare. E non di poco. Abbiamo visto, i casi sono due: o si lavora come dipendenti per una casa editrice e/o agenzia, quindi con margini di guadagno abbastanza fissi, oppure si lavora come libero professionista; qui il reddito cambia a seconda del numero dei progetti che prende in carico.

Per parlare concretamente di cifre, possiamo comunque segnalare che lo stipendio medio di un traduttore dipendente in Italia è di 1.550 euro netti al mese (28.500 euro lordi annui), mentre per i lavoratori autonomi, le entrate variano da meno di 1.000 euro (specialmente per chi è esordiente) a 1.500/2.500 euro per chi ha già maturato esperienza nel settore.